Fake.

Nel gergo di internet, e in particolare nelle comunità virtuali come newsgroup, forum e chat, un fake (dall'inglese "falso", "posticcio") è un utente che falsifica in modo significativo la propria identità.

 
Sempre più persone aderiscono al Fakebook manifesto, nato per coloro i quali cercano di disintossicarsi dalla Facebook addiction, in seguito alla recente ricerca pubblicata della Iowa State University, secondo cui Facebook creerebbe, come rinvenuto del 83% del campione analizzato, dipendenza patologica con gravi disturbi della personalità.
Con Fakebook è possibile continuare ad aver una frequentazione quotidiana e prolungata con Facebook, tuttavia, secondo gli studiosi, utilizzare un fake, un profilo fasullo, rallenta i meccanismi psicopatogeni dello strumento. Secondo Micheal Jaxon, responsabile della ricerca, grazie a Fakebook gli utenti che guariscono dalla Facebook addiction riscoprendo la propria identità sono circa il 12% nei primi 3 mesi, il 38% in 6 mesi, il 60% in 12 mesi.

 

 

 

Destinatari del programma:

La partecipazione al programma di anti-dipendenza è vivamente consigliato in tutti i casi si evidenzi l'insorgenza dei principali sintomi della Facebook addiction.

  

 

 

I principali sintomi della
Facebook addiction.

 

1. Afasia temporale

Si perde la percezione del tempo trascorso (quasi il 75% del proprio tempo libero, mentre non sono stati pubblicazione i dati relativi al tempo trascorso al lavoro) dedicandosi al pettegolezzo virtuale, al giornalismo da pianerottolo, e all'analisi di profili di persone sconosciute.

 

 

2. Ipopercezione visiva

Si smarrisce progressivamente la capacità di lettura delle immagini, provando interesse e gratificazione nello scorrere centinaia di fotografie identiche, di feste più o meno private, con facce imbolsite e abbagliate dal flash.

  

 

3. Self-esteemless

Si prova grande frustrazione riguardo le proprie fotografie pubblicate, mai abbastanza sexy, conturbanti nè misteriose.

 

 

4. Ansia da "Colpo di fulmine"

Si vive nella vana attesa dell'improvviso segnale del "colpo di fulmine", grazie alle ultime foto caricate. In mancanza di questo segnale si programma l'aggiornamento delle proprie fotografie, causando una recrudescenza del sintomo 3.

 

 

5. Complesso di Narciso

Nel maggior parte dei casi l'immagine utilizzata per il profilo è la principale elemento di destabilizzazione del concetto e della percezione del Sè.
Il desiderio è quello di assomigliare il più possibile ad un personaggio famoso, ad una velina, un tronista, un pornodivo, un intellettuale maledetto, un artista suicida, un musicista newyorkese, un fumatore di crack. Più raramente ci si nasconde dietro un'immagine di un animale o un disegno.
Sovente si volge lo sguardo l'orizzonte, per simulare un ritratto spontaneo durante un momento di riflessione introspettiva, o si ammicca alla fotocamera, stringendo le labbra a culo di gallina o aggrottando la fronte alla George Clooney.

 

 

6. Horror solutidines

Il pensiero di aver smarrito da 20 anni uno dei compagni delle elementari genera attacchi di panico. Si prova intensa felicità quando si ritrova un vecchio amico perso (e un motivo ci dev'esser pur stato) per potergli chiedere "che fai adesso?" e "perchè non organizzare una rimpatriata, dai, figata" mentendogli poi che questa volta sarà impossibile perdersi di nuovo.
In molti casi emerge l'impulso irrefrenabile di cercare ex partner che si sono rifatti un'altra vita, riaprendo vecchie ferite, vortici di accuse e gelosie.
Nei casi più gravi si può ricorre all'acquisto di pacchetti di amici.

 

 

7. Competitività trasversale

Il primo stadio consiste nella volontà di dimostrare di avere più amici degli altri. Successivamente inizia a svilupparsi la brama di scalare alcune prestigiose classifiche come "Word Challenge" o "Geo Challenge". Possibili complicazioni particolarmente dannose: "Texas hold'em".

 

 

 

Se credi di avere alcuni di questi sintomi iscriviti subito. Non attendere. Salvati.

 

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