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Foto panoramica del Monte Bianco

Giornata Internazionale della Montagna

Diciamolo subito: le Giornate Internazionali non è che mi abbiano mai convinto fino in fondo. C’è sempre un pretesto per una qualsivoglia Giornata Internazionale o una necessità di informazione e di… ehm… sensibilizzazione (argh, l’ho detto!…). Ma ce ne sono un po’ tantine, pure troppe forse.

Le Giornate Internazionali

Sulla loro efficacia non sono in grado di esprimere un parere circostanziato, ma ho la sensazione che siano più importanti per gli enti che le organizzano che per la popolazione. E alcune di queste giornate mi sembrano – con tutto il rispetto – anche un filo bizzarre: la Giornata Mondiale della Risata (1° domenica di maggio), la Giornata Mondiale della Lentezza (9 maggio), la Giornata Mondiale del Vento (15 giugno), la Settimana Mondiale dell’Allattamento (1-7 ottobre), la Giornata Mondiale del Sonno (il venerdì precedente l’equinozio di primavera), la Giornata degli Angeli Custodi (2 ottobre), la Giornata dell’Orgasmo (31 luglio), quella dell’Ozono Stratosferico, del Rifiuto della Miseria, del Sorriso, della Bicicletta e così via.

La Giornata Internazionale della Montagna

Posso anche riconoscermi nel target di biciclette, risate, ozono, sorrisi, lentezze e orgasmi ma, tra tutte, la Giornata Internazionale della Montagna è quella che scelgo per spendere qualche minuto per scrivere un post.

Perché? Perché tutti noi, anche qui a Torino e in generale nel nord Italia, dobbiamo molto alle montagne anche se spesso lo ignoriamo. Sono vicine, le scorgiamo all’orizzonte – se non sono offuscate dallo strato di smog – ma sono un mondo che sembra non appartenerci, selvaggio, minaccioso, pericoloso, freddo, faticoso, ostile. Offline.

In realtà gran parte delle fortune della Pianura Padana è dovuta alle Alpi, le montagne più alte d’Europa, con i ghiacciai che rendono la pianura fertile e ricca d’acqua, anche in estate.

Apro parentesi.
L’Italia, pur avendo la catena montuosa più importante d’Europa e una grande ricchezza d’acqua, è il primo paese europeo consumatore di acqua in bottiglia. Ma questo è un altro discorso, che rimandiamo magari alla Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo).
Chiudo parentesi.

Climate Change

Il punto è che i ghiacciai stanno scomparendo ad una velocità davvero impressionate e questo non potrà non avere ripercussioni sull’approvvigionamento idrico nei mesi che ci rendiamo conto essere, anno dopo anno, sempre più caldi e secchi.

È pur vero che in altri momenti storici sulla Terra si sono registrate delle fasi calde, quindi prive di ghiacciai sulle Alpi, come nell’Alto Medioevo. A parte che non si era verificato in maniera così repentina e con gli attuali livelli di CO2, ma soprattutto, tralasciando i tecnicismi, il pianeta non era così densamente popolato e stressato dalle attività antropiche.

Pur limitandosi all’aspetto meramente local, riusciamo benissimo ad immaginare le differenti conseguenze di una carenza idrica nella Pianura Padana nel 1300 e nel 2040…

Videomaker sul campo

Ho avuto la fortuna di frequentare la montagna con climatologi, meteorologi, scienziati e ricercatori dell’Università di Chambery, di Siena, di Milano, di Padova, e le evidenze scientifiche non sono – per non fare terrorismo – del tutto rassicuranti.

Misure dell’accumulo di neve sul Ghiacciaio del Ciardoney nel Parco del Gran Paradiso, con Luca Mercalli e Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana (giugno 2019).

Misure dell’arretramento del Ghiacciaio della Marmolada con l’Università di Padova (agosto 2019).

La montagna è un ambiente fragile, molto sensibile ai cambiamenti climatici, ai quali risponde in maniera molto veloce ed amplificata, ed è per questo che viene costantemente monitorata.

Sul Ghiacciaio del Gigante, Monte Bianco, con Università di Siena e Chambery, per studiare, con gli insegnati della scuola superiore, gli effetti del cambiamento climatico in alta quota (luglio 2019).

Le terre alte sono un benchmark dei cambiamenti dovuti al riscaldamento globale.

Oggi sarà pure la Giornata Internazionale della Montagna ma l’arretramento dei ghiacciai è un dato di fatto da tempi non sospetti. Ma sono convinto che il classico confronto di immagini attuali con quelle di oltre 60 anni fa, in bianco e nero, non renda davvero l’idea. Perchè la fotografia in bianco e nero amplifica la distanza temporale, ci sembra normale che il mondo sia così tanto diverso da quello che siamo abituati a vedere. A colori.

Ma posso assicurare che vedere lo stesso ghiacciaio di persona a distanza di pochi anni è davvero impressionante.

Ghiacciao d'Estellettes, Monte Bianco
Ghiacciaio d’Estellettes – Monte Bianco

Oltre i ghiacciai

Ma non si tratta solo di ghiacciai. Anzi, i ghiacciai sono solo, con una certa forzatura latitudinale, la punta dell’iceberg.

La montagna in generale non gode di buona salute.

Dai suoi piedi ai 2000 metri si disidrata in fiumi di fango alle prime piogge intense. Si squama di foreste ai soffi di vento. Si deprime per l’abbandono dei pascoli, dei boschi e delle borgate alpine. Sanguina per lo sfruttamento turistico. Soffoca per i parassiti che depauperano le foreste e sopravvivono con gli inverni miti.

Dai 2000 ai 3500 a causa delle temperature sempre più alte si indebolisce (anche a causa del degradamentro del permafrost) e si sbriciola, accelerando il suo atavico percorso di ricongiungimento con il mare.

Dai 3500 ai 4800 i ghiacciai probabilmente resisteranno ancora, ma le temperature estive con zero termico superiori alla vetta del Monte Bianco in ogni caso modificano l’ambiente anche in alta quota.

Ok. Ma cosa possiamo fare?

Questo è il problema. Possiamo, anzi, dobbiamo essere consapevoli della cosa, ma ciò non è sufficiente a cambiare le cose. Che poi è il peccato originale – a mio avviso – delle Giornate Mondiali.

A costo di esser accusato di pessimismo: siamo troppo insignificanti per poter invertire la rotta con il cambiamento virtuoso dei nostri comportamenti quotidiani, a patto che non diventi rapidamente una questione di sistema. Ma non lo possiamo sapere.

Conclusioni semi-serie. Ci estingueremo come i dinosauri?

Detto quanto sopra, non cediamo a facili allarmismi.

Il destino delle montagne d’altronde, nel lunghissimo periodo, è quello di diventare sabbia di mare. Il cambiamento climatico magari accelererà pure il processo, ed è un dato di fatto che i margini d’azione dell’essere umano sono assai più brevi.

Ciò nonostante il Pianeta Terra ha ottime probabilità di sopravvivere. E anche l’uomo riuscirà a sopravvivere, ma di certo dovrà trovare qualche forma di adattamento alle nuove condizioni.

Se si tratta di sopravvivenza o estinzione di massa a questo punto la faccenda è talmente complessa e ansiogena che oggi festeggiamo la Giornata Internazionale della Montagna del 2019 e va bene, ma tornando al calendario delle Giornate Mondiali un po’ bizzare di cui sopra, da domani non ci resta che metterci al lavoro per celebrare il 31 luglio.