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Permafrost

Le estati sono sempre più calde e questo lo sappiamo bene. Oltre alla canicola in pianura, evidente a tutti, e allo scioglimento dei ghiacciai di cui si sente talvolta parlare, il riscaldamento globale causa altri fenomeni di cui poco di parla al di fuori degli ambienti scientifici e degli addetti ai lavori.

Uno di questi è la degradazione del permafrost (letteralmente gelo permanente) che in alta montagna è una sorta di cemento di ghiaccio che tiene salde le pareti di roccia. Va da sè che sciogliendosi il permafrost, viene meno l’effetto collante, e le pareti di roccia instabili crollano da un momento all’altro.

Come successo ad esempi proprio durante un’uscita con Philip Deline dell’Università di Chambery, che da anni monitora lo stato di salute del ghiaccio e dei versanti rocciosi del Monte Bianco.

Nelle (sempre più frequenti) estati più calde, come il 2003, 2015 e 2018, ad esempio, solo sul massiccio del Monte Bianco si sono verificate fino a 150 frane di una certa entità, ovviamente nella sola stagione estiva. In media quasi due al giorno.